Come un bimbo di 8 anni “insegnò” ad “un insegnante” ad “insegnare”.

Vi racconto questa storia, che è la mia storia e il mio viaggio con Luca, senza problemi, senza paura di incorrere in una sorta di “divulgazione” di dati sensibili,  proprio perchè i bambini con malattie croniche si possono “proteggere” solo se tutti “sono” al corrente …

…e  tutti abbiamo un po’ da imparare….

Febbraio 2012: Luca non viene a scuola da 15 giorni: gli è stata diagnosticata una malattia cronica: il Diabete.

 Parte la macchina burocratica e un corso di formazione per il personale della scuola all’Asl di Tradate: conosco persone determinate e professionalmente attente, come Augusta, che ci illustrano la condizione alla presenza della famiglia e del nostro piccolo allievo; non si parla di malattia, ma di condizione, e si entra nello specifico della pericolosità  con una terminologia specifica (il pancreas non secerne insulina, le isole di Langherans distrutte) con valori numerici di glicemia da imparare, senza nascondere gli effetti , senza possibilità di non-intervento (che deve essere preciso e sollecito), che culmina con l’adesione alla somministrazione del glucagone ( iniezione salva-vita).. Paura, tristezza, responsabilità, coraggio: tutto insieme! Una sola convinzione: il diritto di Luca all’istruzione!!!

Ripercorro con la mente la mia infanzia: il diabete aveva travolto la mia famiglia; mio padre ci aveva convissuto con grande “coraggio” ( si andava al lago e nella borsa frigo trovavi la bustina blu che “sapeva” di medicina insieme alle bibite fredde), o grande “egoismo” (come diceva mia madre, santa donna! ..quando “malediva” pesci e funghi perchè lui usciva al mattino solo e “si girava” i boschi varesini e svizzeri, per ore..)

Ma ora? Papà era più che indipendente!!!

Anche Luca…

Al suo rientro a scuola, raccontò la vicenda e si fecero sforzi enormi per descrivere la situazione ai compagni, per creare una “rete” di intervento, per “far passare” solo “verità” e non strane fantasie ( sangue, macchinetta, non trasmissione, non contagio), per esasperare lo spirito di gruppo (siamo una “classe!), per ri-creare un clima positivo ( non: poverino!! ma: Evviva, sei tornato!). 

E così fu lui ad insegnarmi: un bimbo diabetico lo osservi, diventi complice, riconosci il colorito pericoloso, ti metti a giocare con indovinelli numerici dei valori glicemici, lo porti in braccio se si sente male  “in gita”, lo rassicuri e lo “alzi” di peso ( se vede 34 e dice vado in coma!)> (Bella presunzione, ma funzionò, quella volta che a quelle parole, la risposta fu: Con me nessuno va in coma! Ti fidi? E allora calmati!!!  ..Poi a casa piansi…). Ma un buon insegnante può mai farsi vedere preoccupato dagli altri alunni o “focalizzare” la sua attenzione su un unico bambino?

Non credo proprio!!! …E allora iniziai a “osservare” tutti con più attenzione, mi diedi un tempo giornaliero per parlare e condividere…programmi o non programmi… Questo mi insegnò Luca e mi regalò un “sano” clima “positivo” in classe…

Un saluto al mio papà che morì a quasi 70 anni, ma non di diabete!

Due parole di Luca ( dal fascicolo “Diversi, ma da chi?” prodotto durante il campo scuola 2012 a Bard (Ao) promosso dall’ A.G.D- Associazione Giovani Diabetici):

Mi chiamo Luca, ho 8 anni, ho il diabete da $ mesi e sono molto contento di essere al campo scuola.Mi piace l’estate, amo il caldo, il mare e il nuoto. La mia passione è il calcio. Il mio film preferito è “Il gigante di ferro”, la storia di un gigante che protegge un bambino.

 

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11 thoughts on “Come un bimbo di 8 anni “insegnò” ad “un insegnante” ad “insegnare”.

  1. Che dire ? riuscire a vivere una situazione del genere positivamente ed alla fine con serenità ti fà onore !
    Francesco .

    • Per assurdo, è l’umiltà che ti porta a raccontare esperienze simili…, perchè senti di aver “conquistato” qualcosa, ma non ti sembra mai abbastanza… E’ forse anche il pensiero “dell’ingiustizia” , della sofferenza di un bambino… Di voler “donare” serenità….almeno un po’…
      Grazie per le tue belle parole!

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