L’ ospite inquietante.

Propongo una lettura … come promesso nel post di Sandra.

Non per “marcare” i vizi dei “giovani”,

ma in virtù della “speranza” e dell’obbligo morale che sento, e spero anche Voi, di ” volerli capire” o di “voler dire loro” di cercare sempre una nuova  “strada” …

Da “L’ospite inquietante” di Umberto Galimberti”:

…Un libro sui giovani…

… perchè i giovani, anche se non lo sanno, stanno male.

E non per le solite crisi esistenziali che costellano la giovinezza, ma perchè un ‘ospite inquietante, il nichilismo, si aggira tra di loro, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui.

Le famiglie si allarmano, la scuola non sa più cosa fare. 

Solo il mercato si interessa di loro per condurli nelle vie del divertimento e del consumo, dove ciò che si consuma è la loro stessa vita, che più non riesce a proiettarsi in un futuro capace di far intravedere una qualche promessa.

Va da sè che, se il disagio non è del singolo individuo, l’origine non è psicologica ma culturale. Perciò inefficaci appaiono i rimedi elaborati dalla nostra cultura, sia nella versione religiosa, sia nella versione illuminista perchè non sembra che la ragione sia oggi il regolatore dei rapporti tra gli uomini. Resta solo la “ragione strumentale” che garantisce il progresso tecnico, ma non un ampliamento dell’orizzonte di senso per la latitanza del pensiero e l’aridità del sentimento.

C’ è una via d’uscita? Si può mettere alla porta l’ospite inquietante?

SI, se sapremo insegnare ai giovani l’ “arte del vivere” , come dicevano i Greci, che consiste

nel riconoscere le proprie capacità e nell’esplicitarle e vederle fiorire secondo misura.

Se proprio attraverso il nichilismo, i giovani, adeguatamente sostenuti, sapessero compiere questo primo passo

capace di farli incuriosire e innamorare di sè,

l’ospite inquietante

non sarebbe passato invano….

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4 thoughts on “L’ ospite inquietante.

    • Piace anche a me… In realtà un po’ mi intristisce, ma poi penso e penso e mi viene tanta voglia di fare qualcosa, e ci provo, a scuola, nel ruolo di funzione strumentale “sostegno alunni” ( non riguardo all’handicap, ma nei casi di svantaggio e di accoglienza e integrazione degli alunni stranieri) e ,soprattutto nei plessi di scuola secondaria di primo grado, ritrovo quell’ombra negli occhi di alcuni adolescenti… Grazie. Errica

  1. Una riflessione bellissima.Io insegno in un liceo Scientifico,classi del triennio.Rivedo per certi versi quello che la riflessione esplicita ma devo anche dire che in tutto questo incide tantissimo la cultura del luogo dove si vive e anche i valori che padroneggiano in un dato territorio. Piccolo paese siciliano, semplicita’ e sicuramente tenori di vita limitati. Qui, per certi versi, a differenza delle grandi citta’ “l’arte del vivere” esiste ancora, nelle tradizioni, nell’arte, nelle impostazioni e ritmi di vita. Tutto piu’ rilassato, piu’ tempo e piu’ spazio per incuriosirsi e innamorarsi della propria vita, piu’ spazio per l’emozioni e la gioia di vivere bene con se stessi e con gli altri.

    • Condivido le tue parole e conosco alcune realtà, come la tua, perchè sono il “luogo delle mie origini” (un piccolo paesino dell’Irpinia). Ti lascio un nuovo pensiero: “Il mondo è così totalmente e meravigliosamente privo di senso che riuscire ad essere felici non è fortuna: è arte allo stato puro”. ( Renè Magritte) Ciao. Errica

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